8 aprile – 10 maggio 2012
Valerio DONDINI, scultura
Il mito vivo che traccia i contorni del contemporaneo

Si apre lo scrigno universale dell’archeologia, e l’intreccio tra quotidiano e mito ed i suoi simboli intriganti, ironico-inquietanti, ma anche ludici e liberatori, prestano il volto alle oscillazioni esistenziali dell’uomo contemporaneo.
È l’intreccio originario tra la manipolazione della materia terrena e la forza trasfigurante dello spirito e dell’immaginazione, nella rincorsa con il senso instabile di una realtà percepita come sfuggente e complessa, che anima l’opera scultorea di Valerio Dondini: ricerca plastica inesauribile nelle visioni materializzate in figure che prendono vita dal sodalizio quasi enigmatico tra la linea arcaica, la potenza emozionale tribale, e le essenzialità espressivo-espressioniste di gusto moderno.
Scultore e pittore, l’artista bolognese Valerio Dondini proietta la consapevolezza stessa del suo percorso biografico, custodito e attivo nel presente, in un viaggio in parallelo con la storia e pre-istoria universali. La figura umana e dis-umana è gestita sul continuum tra fisico e psichico, e convive in armonia con quella animale, in pari status intenzionale ed ontologico.
Bronzo ed ottone manipolati come creta, dalle forme più solide, talvolta al limite di un vibrante stile geometrico, e nella continuità stessa di significato tra forma e superficie ed in interazione con la luce che ne rivela il precipitato mistico, fino agli allungamenti esistenzialisti memori di Giacometti, ma che, oltre la sfera dell’isolamento solipsistico, comunicano e interagiscono – sia nella statica, che nella dinamica - con l’altro da sé e con lo scenario evocato e ri-attivato della stessa Natura.
E “Quel tempo lontano” che sempre l’artista porta con sé, soprattutto quando ritorna “su quel tratto del fiume Reno” che attraversa la periferia di Bologna e dove da bambino osservava rane, pesci e serpenti - che fissava già allora in piccole sculture - rivela il lato ciclico della storia. Il senso profondo delle radici e della continuità, in una antica maschera tribale, che ripropone i contorni instabili del percepito reale, nella rivelazione finale di un eterno enigma arcaico, dopo le certezze apparenti del moderno.
Elena Capone
Karin HAGEN, pittura

Luminoso, cibernetico contaminato di naturalismo. Geometrico astratto, ma anche tentato dall’informale. Attraversato da un volo che lacera e strappa le dimensioni stesse dello spazio-tempo, in cadute verticali il cui equilibrio precario sembra sostento solo dai rapporti suprematisti interni tra gli elementi (materici, sfumati e tridimensionali), si apre lo spazio pittorico di Karin Hagen: sintesi e semplificazione del fotogramma di un luogo, di presenze e ombre metafisiche, che provocano stimoli sensoriali multipli in citazione della purezza disorientante e dominante della natura fisica.
Punte aggressive ed ali morbide, convivono in uno stesso ritaglio temporale, trasfigurato dall’azione deformante della memoria. Più ottimista nei colori l’ultima produzione. Elegante, accesa dal verde deciso e dal giallo-rosso che scalda, ma anche riequilibrata dal freddo acquoreo delle varianti di blu.
Dalle figurazioni e ambientazioni in apparizione incerta, sospinte verso astrazioni formali e tonali sempre più vertiginose, alla ricorrenza di un volo visibile e invisibile, ma che scardina e riorganizza, il profilo stesso di un sistema. Un foglio bianco su cui iniziare un nuovo racconto, incognito come le traiettorie riscoperte come instabili e concertabili, da un movimento libero nell’ambiente stesso del destino.
Elena Capone
Vernissage: domenica 8 aprile ore 18
Orario di apertura: 10-12/16-20
Sala espositiva Accademia libera Natura e Cultura, Via di Borgo, 1 - I-56040 Querceto-Montecatini VC (PI)
13 maggio – 8 giugno 2012
Günter LUDWIG, pittura
La Natura Informale

In diversi periodi, le arti visive contemporanee hanno confermato e riaffermato - attraverso altri concetti espressivi, sopratutto di matrice informale - l'influsso della natura sull'azione creativa di un artista. (…). L'action in progress di Günter Ludwig, ormai a un passo dalla trascendenza spirituale, in un percorso ben tracciato dal suo fortissimo interesse per le pratiche zen, interagisce in modo istintivo e ispirato proprio per questa sua indissolubile simbiosi tra pensiero - gesto - natura - azione, a tal punto da sintetizzare codici, simboli, action painting, pittura informale e verbale, in un complesso (anche se di immediata fruizione) progetto visivo metalinguistico. (…).
Perché gestualità e pensiero artistico trasposti nei lavori di Günter Ludwig, subiscono le stesse evoluzioni presenti ciclicamente in natura, che siano sollecitati da eventi esterni o esclusivamente da dinamiche autoctone e spontanee. (…)
Proprio come impongono le diverse culture zen, è assolutamente necessario svuotarsi di esperienze già precedentemente assimilate e rielaborate, per aprirsi ed evolversi in altre, totalmente differenti.
Nella singolare riconoscibilità e carattere delle opere di Günter Ludwig, l'osservatore fruisce fino a defluire, con la stessa delicata forza e morbidezza, nelle energie esercitate e trasferite dalla natura stessa. (…).
Il segno grafico particolarmente fresco e intuitivo, per certi versi sporco e sincero di Günter Ludwig, entra nel sistema immaginativo della persona comune, forse ancora priva di sovrastrutture, perché non del tutto costretta ad assimilare informazioni tortuose e fuorvianti che portano, quasi sempre, alla dissoluzione di qualsiasi ingenuità e possibilità di guardare a segni e immagini in modalità assolutamente incontaminate, sincere e autonome, già di per questo appunto, istintive. (…)
di Guglielmo Greco
Vernissage: domenica 13 maggio ore 18 Orario di apertura: 10-12/16-20 Sala espositiva Accademia libera Natura e Cultura, Via di Borgo, 1 - I-56040 Querceto-Montecatini VC (PI)
10 giugno – 6 luglio 2012
Rita A. DOLLMANN, fotografia
Lo spazio e l’artista

Hanno pari status ontologico. L’uno ricorda l’altro a se stesso. Entrambi sfidano il tempo, sedotti dal cambiamento e dalla ricerca, ma complici attivi di un’identità autonoma e condivisa: riassunto di ordine e caos in interazione creativa, da consegnare agli archivi di una nuova eternità.
Nella ballata esistenziale che chiama in causa l’uomo e gli ambienti del vissuto-immaginato, pensato, creato e ri-creato, “lo spazio” e “l’artista” sono i due attori scoperti come parimenti “intenzionali”, reciproci e ricorsivi, che si contaminano a vicenda, nella scena compiutamente individuale, capitolo personalissimo, nel libro universale dell’arte che s’intreccia con la vita.
Attraverso gli scatti di Rita Dollmann, carpiti negli studi del territorio, nell’ampio quadrilatero che si apre fra Volterra e la costa livornese, e fra Grosseto e Carrara, la fotografia entra come un detective, complice ironico, ma anche sottilmente e gentilmente drammatico, nei forzieri intimi e segreti, dove l’artista gioca il suo qui e ora, nelle coordinate di senso del suo stesso atelier.
Dall’incontro con il maestro volterranno Ennio Furiesi, costretto ad abbandonare lo studio presso il Chiarugi, padiglione dell’ex ospedale psichiatrico di Volterra, scenario di suggestioni e contenuti fondamentali di ricerca, Rita Dollmann intuisce il rapporto profondo, oltre l’aspetto immediato di utilità, con il luogo di azione creativa e ideazione. Una liaison contaminata da un sotteso mistero, non solo documentata, ma per certi aspetti accennata e aperta all’interpretazione attiva.
Reportage inedito per la fotografa italo-tedesca, costruito in oltre un anno di lavoro, a cominciare dal gennaio 2011, e che diventa mostra, in continuità di significato, divisa fra esterno ed interno. Un evento installativo scandito da grandi formati in supporto forex - venti pezzi di 1,20x80 cm - allestiti lungo le pareti esterne del Castello Ginori di Querceto, nel cortocircuito di linguaggio contemporaneo in contesto antico, e che prosegue con la videoinstallazione proiettata nella sala espositiva di Accademia Libera, che rimanda dettagli carichi di significato, oggetti, colori, utensili e suppellettili, testimoni di azioni, di ispirazione e memoria, sulle note di brani scelti dagli stessi artisti.
Fra poetiche pittoriche, dirompenti forme plastiche, fotografia e arte povera, i colori shock e le progressive “saturazioni” d’autore, non svelano, ma alludono, alla materia complessa dove essere e immaginare sono entrambi tangibili, e il “suono silente” di uno spazio rammenta e perpetua l’essenza stessa, di chi lo attraversa e di chi lo ha attraversato.
Elena Capone
Vernissage: domenica 10 giugno ore 18.30 Orario di apertura: 10-12/16-20 Sala espositiva Accademia libera Natura e Cultura, Via di Borgo, 1 - I-56040 Querceto-Montecatini VC (PI)
8 luglio – 3 agosto 2012
Renato FROSALI, pittura

E’ il teatro compiutamente esistenziale di Renato Frosali, dove la spettacolarità neo barocca, dai timbri moderni, seducente, raffinatissima, elegante, convive con la scena dolorosa, violenta, sconcertante, rivelatrice del non rivelabile, che ancora osa spingersi dentro gli esiti estremi della vita e del dolore, oltre la cortina delle paure e del rimosso.
Un palcoscenico dalle quinte nero ebano di assoluta potenza pittorica, portavoce d’infinito, di continuità spazio-temporali che scoprono sincronie inattese tra presente e memoria, manifeste in un luce nitida, sintetica e cristallina, che ora incontra il teatro terreno, quello diretto da Armando Punzo, nelle inversioni continue tra realtà e finzione, dove la sofferenza, la violenza, il disincanto dell’esistenza, tuonano dal loro interno.
Ispirata dalle performance dei detenuti- attori della Compagnia della Fortezza di Volterra, l’ultima ricerca di Renato Frosali mantiene quel dialogo tra polittici monumentali e piccoli gioielli pittorici, ma l’espressionismo è spinto fino alle estreme conseguenze, si tinge di raffinate colature rosse informali, e la dinamica si accentua, in urla reciproche, irrisolte fra interpretazione magistrale e disumano sacrificio, fissato e amplificato, da schiaccianti incursioni di inedita materia.
Rivelazione finale della rappresentazione dell’Io, alle porte del non-più-Io, dal corpo e oltre il corpo, dalla figura e oltre al figura, dall’umano al post umano, quando il non-essere è ancora “vivente”, agente e inter-agente, modificante e narrante.
Elena Capone
Vernissage: domenica 8 luglio ore 18.30 Orario di apertura: 10-12/16-20 Sala espositiva Accademia libera Natura e Cultura, Via di Borgo, 1 - I-56040 Querceto-Montecatini VC (PI)
5 - 24 agosto 2012
Stefano TONELLI
nell'attesa di un segno di-vino

Si espande nel silenzio di un borgo antichissimo, custodito e tramandato dalla natura sovrana. Disegna e invade lini, candide stoffe, pagine, grafemi, parole: segno ultraterreno che scende a terra, sospende il tempo e anima l’elemento vermiglio dove è assoluto l’incontro tra l’azione dell’Uomo e quella parimenti intenzionale e reciproca della Natura.
Universale, atavico e contemporaneo, il vino, sangue di Cristo per i cristiani cattolici, medium diretto verso il “di-vino”, dal mistero insito nella stessa radice semantica, alla memoria agreste e originaria di cui è portavoce, è l’oggetto che diviene soggetto, ammonitore e consolatore insieme, sconvolgente, ma anche restituivo, nell’installazione “Un segno di vino” di Stefano Tonelli.
Nel cuore architettonico del Castello Ginori di Querceto, un “grido tacito”, un moto informale, che attraversa lo smarrimento vertiginoso e drammatico dei tempi contemporanei. Oltre lo scardinamento del sistema globale, “un lavoro dedicato al borgo ed alla campagna che lo circonda” afferma l’artista, e nel caldo infuocato di agosto, richiama anche, in chiave installativa minimalista, la poetica caravaggesca dello spirituale infinito che si manifesta nel dolore epocale del terreno finito. Dal vino al pane, dai sensi e oltre i sensi, irrisolto scambio tra trascendenza e immanenza in due meditazioni, una sul pane e una sul vino, per “un – consapevole - attraversamento poetico della natura e del suo paesaggio”. Scenario incontaminato, storia e radici pregresse, semplicità basilare dell’alimentazione quotidiana, per ricordare la sacralità – e temporalità della vita – “per non sprecarne neanche un chicco”. Dalle spighe giovani con la “testa alta, ma vuota”, all’umiltà del capo chinato, quando sono mature e si donano, più che la metafora, giunge il messaggio diretto dalla natura trasfigurata, che scuote l’inconscio, spalanca gli occhi e restituisce nuova consapevolezza all’essere nel mondo. Nuova Eucarestia laica, luce che si apre nelle tenebre, per invocare, rinnovare e ritrovare il senso fondante, nell’apparente non-senso, alle porte del mistero esistenziale.
Elena Capone
Vernissage: domenica 5 agosto ore 18 Orario di apertura: 10-12/16-20 Sala espositiva Accademia libera Natura e Cultura, Via di Borgo, 1 - I-56040 Querceto-Montecatini VC (PI)
25 agosto - 16 settembre 2012
Gerda ENK
I mixed media

L’azione eternamente mai conclusa della percezione del mondo “da” e “oltre” la fotografia. Sovrascrizioni, applicazioni successive, interventi, fotografie multiple di uno stesso soggetto, ma anche l’immagine originaria tendenzialmente pura, sperimentano il rapporto ermeneutico interpretativo del punto di vista soggettivo, l’impiego di media forti-fragili, alle prese con i confini sfuggenti dell’infinito.
Una prova di forza e debolezza, allietata dalla poesia dell’immagine, per un’autrice, designer della comunicazione e pittrice, formata al lato creativo della stessa comunicazione. E la realtà si tinge di valenze proprie, di passaggi esistenziali, di forme archetipiche e scrittura insieme individuale e universale.
Segni casuali o intenzionali, riflessioni ponderate e libere espressioni. Gli strumenti condivisi e appresi, orientano gli imprevisti di un viaggio personale, che diviene contributo alla conoscenza. Agganci di senso, apparentemente “senza senso”, nella rincorsa multistrato con le logiche dello spazio attraversato dal tempo.
Elena Capone
Roswitha VOGTMANN
La forza del segno

Simmetrie, armonie, dialoghi materici “altri” nell’apparente scompaginamento dell’informale.
Una sorta di ciclo che mai si conclude, ma che anche si rinnova, da un’opera all’altra, simile e mai eguale, in una ricerca animata da un segno ricorrente, narrativamente dinamico, ma anche drammatico, irrisolto fra il grafema che tende alla compiutezza ed il più libero esito energetico dai misteri del rimosso.
Dai colori presi in prestito e manifestati dal paesaggio naturale, al bianco e nero secco, a tratti quasi violento e disorientante, negli appunti “grafici” da taccuino, la stessa materia cromatica diviene sperimentale, ora compatta, più spesso però velata e sovrapposta, riconsegnata alle visioni della memoria, da un implicito rimando tra materia e luce.
E le forme si rincorrono, dialogano, urtano tra di loro e tracciano un racconto ermetico, reale nell’invisibile, svelando lo spazio che precede la definizione dei contorni del significato, della memoria, e forse della stessa vita.
Elena Capone
Vernissage: sabato 25 agosto ore 18 Orario di apertura: 10-12/16-20 Sala espositiva Accademia libera Natura e Cultura, Via di Borgo, 1 - I-56040 Querceto-Montecatini VC (PI) |